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Mazinga Z è stato il primo, il capostipite, l’ispiratore di una pletora di figliocci di metallo ed energia. Nato nel 1972 dal genio di Go Nagai, ha caratterizzato l’immaginario di una intera generazione cresciuta incollata alla televisione. Il suo fascino è passato indenne attraverso i decenni, incurante alle evoluzioni del genere, indifferente al successo cinematografico dei Trasnformers o al cripticismo di Evangelion. Mazinga Z resta un simbolo, e come tale indistruttibile.

LoSpazioBianco vuole ricordare i quarant’anni dalla creazione del mitico robottone giapponese: per farlo, ha chiesto aiuto ad esperti, critici e artisti, unendo contributi sotto forma di approfondimenti e omaggi di fumettisti italiani che ci accompagneranno per le prossime due settimane. Cosa vi aspetta quindi nei prossimi giorni?

Interventi di Davide Castellazzi, Marcello Ghilardi, Giulia Guidi, Andrea Leggeri, Alessandro Montosi e Marco Pellitteri, e gli omaggi di Werther Dell’Edera, Giuseppe Ferrario, Otto Gabos, Luca Genovese, LRNZ, Gianluca Maconi, Federica Manfredi, Ratigher e Roberto Recchioni.

Oggi vogliamo affrontare con voi un argomento un po’ più serio, che non si tratta del solito articolo (ad ogni modo interessante, speriamo) ma che ci metta a confronto con voi lettori. Sapere cosa ne pensate anche voi, ci interessa molto, dato che siamo tutte persone differenti e abbiamo modi di pensare altrettanto differenti. Prima di andare oltre, volevamo ringraziare Sonia e il suo gruppo di facebook (abbiamo inserito il loro banner qui di fianco, carino no?), che ci seguono costantemente e ci aiutano a crescere: grazie ragazzi! ♥

Detto ciò, questa mattina “sfogliando” il quotidiano giapponese, l’occhio mi è caduto su una notizia alquanto insolita, ma che mi ha colpito sin dall’inizio. Come sapete, da quando è accaduta la catastrofe nucleare, un’ampia zona intorno alla centrale “Dai Ichi” (第一原発) di Fukushima è stata vietata al transito, nonché alle abitazioni. Ovviamente, i motivi non sono nemmeno da spiegare, dato che le tossine e le scorie dovute all’incidente saranno più del numero di persone che ogni giorno visitano Times Square. Ed è proprio in questa zona, che stamattina sono stati avvistati un gruppo di cigni, colti a riposarsi beatamente su un campo acquitrinoso. Ecco qui la bella foto.

Cigni che sguazzano sul campo acquitrinoso.

La cosa sorprendente e che sicuramente ci lascia senza parole è che si trattava di circa 100 cigni! Di più, molti di più degli altri anni. Se vi state chiedendo “per quale motivo sono di più?”, tranquilli me lo sono chiesto anch’io prima di continuare a leggere. Quella zona, essendo stata completamente devastata dallo tsunami, è stata per lungo tempo bagnata e abbandonata a se stessa. Tuttavia, nonostante non fosse più curata, la natura ha continuato il suo corso: alcune piante sono morte, altre sono nate. È proprio questo il motivo per cui i nostri cari cigni sono lì. Dato che non ci siamo noi esseri umani a rompere le scatole, loro possono cibarsi in tutta tranquillità, magari riposando anche le loro stanche ali e, perché no, sguazzando un po’ nell’acqua che a loro piace tanto :)

Ogni volta che avviene qualcosa di negativo, qualche altra cosa, seppure minuscola, di positivo c’è. Così almeno è ciò che penso personalmente, guardando le meraviglie della natura e rimanendo stupefatto soltanto a pensare che un anno fa, a quest’ora, in Giappone di positivo non c’era assolutamente nulla. Ma adesso vogliamo sentire la vostra, in redazione si sono stufati dei miei lunghissimi articoli (sono logorroico, davvero? :O ) e se continuassi a scrivere soltanto io, penso proprio che mi caccerebbero :’D

Quindi passiamo alle domande, ci auguriamo che vi piaccia il confronto, un modo per conoscerci anche meglio. Noi ve ne proponiamo più di qualcuna, per stimolarvi alla riflessione, ma poi voi parlate di ciò che volete, magari facendo un vostro discorso, che sicuramente apprezzeremmo molto.

Cosa avete pensato l’anno scorso quando è accaduto il disastro dell’11 Marzo?

Ci sono stati degli errori del governo giapponese? Se sì, quali sono stati?

Alla luce dei provvedimenti presi in seguito al disastro (risparmio energetico, donazione di case provvisorie agli sfollati, controlli medici periodici, eccetera), pensate si possa fare altro?

Quali sono le conseguenze che vi spaventano di più?

Confidiamo nella vostra attenzione, cari lettori :D

現在ニッポン (N°1)

Come avrete notato la grafica del blog è finalmente stata rinnovata, ci abbiamo messo un po’ di tempo ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Sinceramente non è semplice portare avanti un progetto del genere, ma la voglia e l’entusiasmo non ci mancano, come non manca sicuramente la passione per il nostro amato Giappone. Il titolo di oggi non è comprensibile alle persone che non conoscono la lingua, noteranno però il “numero uno” di fianco a quel nome scritto in caratteri. Tranquilli, lo traduciamo.

La prima parte 現在 (genzai) significa “presente”, “adesso”; la seconda parte ニッポン (Nippon) è un modo, un po’ meno comune ma molto utilizzato in Giappone, per dire appunto “Giappone”. Quindi adesso potrete facilmente intuire che il titolo significhi “il Giappone di adesso”, o più liberamente “il Giappone di oggi”.

Vorremmo perciò proporre una rubrica settimanale (senza stabilire un giorno fisso) che possa essere una sorta di quotidiano, raccontando qualche notizia di cronaca e facendovi vivere quello che succede nella società nipponica. Crediamo che possa essere un modo carino per portare anche i lettori che non conoscono la lingua (la maggior parte quindi) vicini al mondo giapponese, come se “leggessero” le notizie importanti della settimana. Senza perderci in chiacchiere inutili, vediamo cosa è successo recentemente in Giappone!

αﺈ Secondo i quotidiani giapponesi questa mattina, a Ibaraki, intorno alle 10:15 (orario giapponese) un pullman carico di bambini dell’asilo si è scontrato violentemente con un’automobile. A causa dello scontro, è finito per ribaltarsi sulla fiancata sinistra. Il motivo principale che ha causato l’incidente, secondo la polizia della prefettura, è la mancanza di un semaforo sul posto che dovrebbe far rispettare lo stop presente. Vi lasciamo qui di seguito l’immagine.

Scuolabus capovolto dopo la collisione.

I bambini a bordo dello scuolabus erano 33, ma fortunatamente non è successo niente di grave: non si hanno notizie certe, ma sembra che si tratti soltanto di ferite lievi. Infatti 19 bambini hanno aspettato un altro scuolabus  per essere portati all’ospedale, senza fretta. I rimanenti invece hanno avuto più urgenza, in quanto, a causa dei vetri dei finestrini rotti, hanno riportato ferite alle braccia e al volto.

ɓﺈ E come accadono incidenti stradali, ne accadono anche di più piccoli, ma non poco pericolosi come quello successo in una scuola media di Hiroshima. Durante una lezione di scienze, in laboratorio, due studenti hanno riportato ferite alle mani dovute all’esplosione di ampolle. Sembra che avessero avuto a che fare con l’idrogeno, e probabilmente è stata una reazione chimica a portare l’esplosione. In seguito, altri quattro studenti si sono sentiti male, ma non hanno avuto alcun tipo di conseguenze.

ɔﺈ Ieri mattina intorno alle 9:00 un nuovo terremoto ha fatto tremare il centro del Giappone. L’epicentro è avvenuto in mare aperto, non lontano da Chiba. Secondo la scala di misurazione giapponese (shindo) che va da 1 a 7, la scossa avvertita è stata di grado 5. Non una stupidaggine, dunque. Nelle prefetture vicine come Fukushima e Ibaraki è stata invece di grado 4, dimostrando che si è estesa per un ampio raggio. Secondo l’agenzia meteorologica, la scossa è stata di magnitudo 6, con un epicentro a 15 km di profondità. Si parla di una scossa di assestamento (sapete bene che possono durare per anni) del grande terremoto dell’11 Marzo dell’anno scorso. Fortunatamente niente di grave, a parte il crollo di una recinzione in muratura e poco altro.

Fonti prese da Asahi.com

Detto ciò non possiamo che lasciarvi appuntamento alla prossima settimana con 現在ニッポン (Genzai Nippon), ma ovviamente a domani con altri aggiornamenti, notizie, sondaggi o quant’altro ci verrà in mente! Vi ricordiamo gentilmente di spargere la voce e di farci diventare presto una grande comunità, dove l’informazione è all’ordine del giorno!

Sayonara!

Questa mattina mi sono alzato e ho fatto colazione, come tutti i giorni, in fretta e furia per le tante cose che ho da fare. Precipitatomi davanti al computer ed aperto il browser, mi sono accorto subito che un nuovo Doodle decorava la pagina di Google. Incuriosito, ho cliccato per vedere di cosa si trattasse ed ecco qui la piacevole sorpresa: Akira Yoshizawa, il papà degli origami oserei definirlo. Esatto, come ricorrenza di 101 anni dalla sua nascita (nonostante sia morto da sette anni ormai), Google ha deciso di dedicargli un Doodle tutto suo! Propongo la bella immagine anche qui sul blog, perché la prima pagina di oggi se la merita tutta.

A questo punto, mi viene in mente  una domanda che non posso dare per scontata: e se qualche lettore non sapesse cosa sono gli origami? Semplice concetto da esprimere, ma visto che stiamo qui per parlare di Giappone e di cultura giapponese, andiamo ad analizzare bene la parola. Come la maggior parte delle parole appartenenti alla lingua giapponese, anche “origami” (折り紙) è una parola composta. La prima parte “ori” (折り) viene dal verbo “oru” e significa piegare; la seconda parte “gami” sta per “kami” (紙) e significa carta. Così, se volessimo vedere da dove viene la parola, potremmo dire che “oru kami” sta per “carta che si piega”.

Il grande valore dato dal giapponese alla carta è da ricercarsi agli albori della religione Shinto: infatti in giapponese, sia la parola carta che la parola divinità, si leggono entrambe “kami”. L’apice della concomitanza con la cultura giapponese, l’orgami lo raggiunse durante l’epoca Heian quando prese piede l’Hina matsuri (雛祭り), la festa delle bambole: una bambola di carta posizionata su una barchetta, anch’essa fatta di carta, veniva messa sul fiume e lasciata scorrere fino al mare. Successivamente assunse importanza sempre maggiore e, la carta, divenne fondamentale per adornare la corte imperiale.

A parte questi cenni storici, tornando quindi al discorso iniziale, potremmo dire che Akira Yoshizawa fu il più grande maestro di origami di sempre. Grazie a questo,  è stato un importante ambasciatore della cultura giapponese nel mondo. Nonostante non si dedicò sin dal principio alla creazione di origami, possiamo affermare che nella sua lunga vita (è vissuto 96 anni!) creò complessivamente più di 50.000 modelli anche se soltanto poche centinaia sono state pubblicate nei vari libri. A lui si deve la creazione di tantissime tecniche di piegatura, dalle più banali alle più complesse. Potremmo ricordare ad esempio il “wet folding”, che consiste nel bagnare la carta prima e durante la piegatura, per rendere i modelli poligonali  più rotondi. Il difficile sta nello stare attenti a non bagnarla troppo, perché si sa, la carta tende a rompersi.

Non so voi se siete d’accordo, ma oggigiorno la tecnica dell’origami è considerata una vera e propria arte. Ovviamente, troviamo riferimenti anche nei videogiochi, basti pensare ad “Heavy Rain” un giallo per PlayStation 3 in cui l’origami è parte fondamentale nello svolgersi della trama. Trovo davvero originale creare qualsiasi cosa con la carta, e non vedo per quale motivo, se una scultura di marmo, ad esempio, è considerata forma d’arte, non debba esserlo anche un origami…

野焼き (Noyaki)

Proprio oggi nell’Akiyoshidai Quasi-National Park (秋吉台国定公園), nella prefettura di gli Yamaguchi, si è tenuto tale evento. La parola “noyaki”, traducendola letteralmente significa “fuoco ai campi”, dove il carattere “no” (野) sta per campo, e “yaki” (焼き) sta per cuocere o arrostire. Circa alle 9:30 del mattino, erano intorno ai mille i giapponesi pronti ad appiccare il fuoco, tra abitanti e volontariato. Voglio mostrarvi un’immagine qui di seguito in modo tale che possiate capire di cosa si tratta prima che cominci a spiegarvelo.

La fiamma che si espande lasciando dietro di se soltanto terra bruciata.

Prima che inizi la primavera, quindi verso gli inizi di marzo (alla fine dell’inverno, insomma), i giapponesi sono soliti dare fuoco alle erbacce nei campi in modo tale da favorire la nascita di nuovi germogli. Nel corso degli anni questo è diventato un vero e proprio appuntamento, e i nostri amici con gli occhi a mandorla a quanto pare fanno davvero le cose in grande! Non si limitano appunto a piccoli appezzamenti di terra e all’evento partecipano tantissime persone. Simbolicamente, potrebbe sancire la fine dell’inverno e l’inizio della nuova stagione. A causa delle sfavorevoli condizioni climatiche, quest’anno tuttavia è stato posticipato per quattro volte, e da quanto è registrato, dal 1973 fino ad oggi sono soltanto tre i casi in cui l’evento si è svolto in ritardo. Inoltre, essendo un giorno feriale e lavorativo per molti, sono state circa 5000 in meno le persone che vi hanno partecipato.

Bello a vedersi e molto suggestivo, il noyaki è sicuramente un’attrattiva importante in quanto incuriosisce anche i turisti. Nonostante ciò, è inevitabile non pensare anche alla pericolosità e a cosa potrebbe accadere se qualcosa andasse storto. Ci sono stati tre incidenti nel corso degli anni che hanno portato a delle tragedie. Ad esempio nel 1977 a Fukuoka, a causa del forte vento le fiamme si sono spinte troppo oltre, causando un vero è proprio incendio incontrollato: nel soccorso hanno perso la vita cinque vigili del fuoco. Nel 2009 e nel 2010 anche si sono consumate disgrazie simili.

A dir la verità, nonostante trovi il Giappone davvero affascinante e ricco di cultura, non credo sia proprio questo l’evento che non mi perderei :P sicuramente colpisce molto dal punto di vista ottico ed è anche funzionale a livello terreno, ma probabilmente non mi non ci avvicinerei più di tanto!

Aggiornamenti

Anche se sono soltanto due righe, volevo aggiornarvi e rassicurarvi che i lavori per lanciare questo blog stanno andando avanti, giorno e notte, feriali e festivi. Per il momento stiamo lavorando sull’organizzazione tecnica e sulla programmazione degli eventi, ma in settimana cominceranno anche i lavori sul fronte grafico. Pazienza, vi chiediamo soltanto pazienza. Molto presto partiremo come un missile, con tutto ciò che abbiamo promesso.

Stay tuned!

Esattamente un anno fa si è consumata la tragedia che ha visto come sfondo l’arcipelago più famoso del mondo. L’11 Marzo 2010, una data che noi, voi e tutti, siamo e siete invitati a non dimenticare. Ci sarebbero pagine e pagine da scrivere, avremmo molto da dire a riguardo, veramente. Ma oggi no, magari un altro giorno. Tutto quello che siamo invitati a fare in questo giorno è restare in silenzio, per ricordare. Oppure, come ha detto l’Imperatore durante il memoriale tenutosi a Tokyo, dovremmo “avvicinare il cuore” a tutti coloro che questa catastrofe non l’hanno vissuta passivamente, ma attivamente.

Voglio lasciarvi un paio di testimonianze, magari ascoltando (o meglio, leggendo i sottotitoli) la nostra sensibilità sarà maggiormente stimolata…

http://www.youtube.com/watch?v=-WU0pGEdP38

http://www.youtube.com/watch?v=9AR3Ky2DCDM&feature=related